L’intelligenza artificiale: tra i pro e i contro

In principio era un semplice calcolatore elettronico, una macchina in grado di immagazzinare una grande mole di informazioni, di elaborarle e di fornire risultati sotto forma di dati digitali. Oggi però con l’evoluzione tecnologica, la parola “computer” si lega inevitabilmente al concetto di intelligenza artificiale, disciplina che studia il modo di riproduzione dei processi mentali più complessi mediante l’uso appunto di un computer. 

Chi sa dunque che Isaak Asimov, scrittore nato in Russia e cresciuto negli Stati Uniti, coi suoi libri di fantascienza non ci avesse visto lungo nel secolo scorso, quando storie come “Io robot”, sviluppate con successo dall’industria cinematografica americana, tracciarono scenari di ipotetici rovesciamenti della società contrapponendo uomini e robot nella lotta per la sopravvivenza.

Tra i pionieri dell’intelligenza artificiale si annovera Geoffrey Hinton, informatico settantacinquenne britannico-canadese, che recentemente ha annunciato le sue dimissioni da Google, mettendo in guardia, in una dichiarazione rilasciata a New York Times, dai pericoli che in un futuro non troppo lontano potrebbero giungere dall’utilizzo improprio di un’intelligenza artificiale accresciuta.

Ma quali sono i punti a favore dell’applicazione nei vari settori dell’intelligenza artificiale?

Ci troviamo in un momento in cui è ormai impossibile bloccare l’evoluzione delle tecnologie digitali. È necessario prestare particolare attenzione a come vengono utilizzate ed impiegate, ma da questo punto di vista l’intelligenza artificiale rappresenta sicuramente un traguardo indiscutibile per quanto concerne le possibilità di gestione delle risorse informative.

Francamente ritengo che l’intelligenza artificiale possa essere un elemento di ulteriore sviluppo nel campo della ricerca, del filtraggio dei dati, per fornire istantaneamente le informazioni che un individuo richiede. A questo proposito, uno dei campi di recente applicazione dell’intelligenza artificiale, è quello della chat GPT, capace di interagire con gli uomini dando risposte e creando testi, immagini, articoli di giornale e persino poesie. Lanciata nel novembre del 2022, la piattaforma ha però sollevato una serie di polemiche circa l’utilizzo improprio della chat nel quotidiano, tanto che in molti paesi il suo uso è stato fortemente limitato.

D’altra parte vi sono svariati ambiti in cui l’impiego dell’ IA risulta già estremamente vantaggioso: in medicina, può aiutare ad identificare malattie o condizioni di salute prima che diventino gravi, migliorando così la possibilità di intervenire tempestivamente e guarire; in agricoltura, è impiegata per identificare le colture che richiedono maggiori attenzioni, fornendo così un sussidio nel miglioramento della resa dei campi, al fine di aumentare la produzione limitando l’impiego di prodotti chimici.

Quindi i robot prima o poi sostituiranno davvero l’uomo?

Tutto lascia pensare che ciò possa avvenire: uno dei principali svantaggi dell’intelligenza artificiale è infatti il rischio che, una volta integrata in profondità nelle piattaforme, nei processi produttivi ed in particolari ambiti, si assisterà a una notevole diminuzione dei posti di lavoro. Certamente i robot al momento sono dei dispositivi che possono consentire di agevolare la gestione di alcune attività che potrebbero essere risolutive. Da questo però, ad arrivare a sistemi senzienti, cioè in grado di provare le pulsioni e le emozioni di un essere umano, ritengo dovremo aspettare parecchi anni. Al momento stiamo parlando ancora di film di fantascienza.


Commenti

Post popolari in questo blog

Fast Food: gli aspetti nascosti

Oppenheimer, il padre della bomba atomica