Oppenheimer, il padre della bomba atomica
Se nel mese scorso avete aperto i social, vi sarete sicuramente imbattuti in qualche post o video riguardante l’attesissimo film Oppenheimer, ma cos’è che rende questa pellicola così eccezionale?
Al cinema dal 23 agosto, il film racconta innanzitutto la vita dello scienziato Robert J.Oppenheimer, partendo dal suo passato turbolento fino a giungere alla sua ascesa come fisico alla guida del progetto Manhattan; egli fu colui che diede vita alla prima bomba atomica.
La narrazione degli eventi è però incastrata con una serie di vicende intime, personali, ma anche politiche, che lo condurranno ad affrontare un processo. Ricordiamoci infatti che ci troviamo agli albori della guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
La narrazione avviene saltando da un piano temporale all’altro, creando dei parallelismi tra il dramma umano di Oppenheimer e il lancio della prima bomba atomica.
Il merito di questo immenso successo va innanzitutto attribuito a Christopher Nolan, colui che ha scritto e diretto l’intera produzione cinematografica.
Nolan ha preso un’oscura pagina di storia e l’ha resa un thriller incalzante, ma al tempo stesso un dramma personale e soprattutto una grande riflessione su quello che è stato un punto di non ritorno per l’umanità, una scelta definitiva. Una scelta che è stata fatta consapevolmente, nonostante le conseguenze, ed è proprio questa presa di consapevolezza il viaggio che compiamo nella testa di Oppenheimer.
Scena dopo scena affondiamo nei dubbi del fisico, sempre in bilico e combattuto tra ciò che ritiene necessario e giusto per il suo paese, e cosa invece ritiene giusto in assoluto.
Il problema è che non esiste un giudice e soprattutto non esiste un limite.
Robert Oppenheimer: “Non la temeranno finché non la capiranno. E non la capiranno finché non l'avranno usata. La teoria arriva fino a un certo punto. Ci meritiamo fiducia per un'arma simile? Ma non abbiamo scelta”
Robert Oppenheimer: “Il vostro lavoro garantirà una pace che l’umanità non ha mai visto”
Lloyd Garrison: “Finché non faranno una bomba più potente.”
Il film ci porta quindi a compiere una riflessione etica. A causa delle esplosioni avvenute ad Hiroshima e Nagasaki sono decedute oltre 120’000 persone. Al fine di dimostrare la potenza della nuova arma e conseguentemente garantire la pace nel mondo, è quindi ammissibile tale numero di vittime?
È un dilemma complicato quello a cui ci troviamo davanti avvicinandoci alla conclusione del film.
Una domanda che prima di questa visione non ci eravamo probabilmente mai posti.
Di primo acchito l’invenzione della bomba atomica appare una metafora del male, tuttavia tale arma ha permesso il conseguimento di una pace stabile e duratura, certo però basata sul terrore.
In conclusione Oppenheimer è un film che affonda nella complessità delle scelte umane e di quanto a volte l’autodistruzione esaminata dall’esterno appaia folle e sconsiderata, mentre indagata da un punto di vista interiore diventi quasi inevitabile.

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